Campeggio Jesolo lido

ricerca con Google: Campeggio Jesolo lido - risultati
Campeggio Jesolo lido

Benvenuti a Garden Paradiso: Campeggio Jesolo lido - Alla fine del Medioevo, Venezia era la città cosmopolita più importante e ammirata d'Europa. La sua posizione però doveva cambiare con la scoperta dell'America: chiusa nel bacino del Mediterraneo, Venezia ne avrebbe risentito le irreversibili conseguenze. L'aggressiva spregiudicatezza della sua politica e la potenza economica e militare tuttavia erano ancora tali da far sospettare che mirasse al predominio su tutta l'Italia: nel giro di pochi anni Venezia partecipò alla lega contro Carlo VIII["carlo_viii" (1495) e fu presente alla battaglia di Fornovo["fornovo_battaglia_di_"; approfittò delle difficoltà degli Aragonesi["aragona_casa_di_" e s'impadronì di alcuni porti pugliesi affacciandosi sullo Ionio; intervenne nella guerra tra Firenze e Pisa; per ottenere Cremona e la Gera d'Adda si alleò con la Francia e contribuì alla sconfitta dei Visconti["visconti"; dopo la caduta del Valentino occupò rapidamente Cervia e Faenza (1504) e tolse agli Asburgo["asburgo_o_absburgo" Gorizia e Trieste (1507-08). Le potenze europee e italiane allora si coalizzarono per ridurla ai soli territori della laguna (Lega di Cambrai,["cambrai_lega_di_" 1508); Venezia fu sul punto di soccombere. Per sua fortuna, l'accordo tra i collegati venne meno ed essa si liberò della Spagna, del papa e della Francia restituendo le terre occupate dopo il 1494, e poté contrattaccare l'imperatore; con la partecipazione alla Lega Santa rientrò poi in possesso di molti dei territori perduti; migliorò ancora la sua condizione attraverso una nuova alleanza con Luigi XII["luigi_xii" (Blois, 1513); con la Pace di Noyon["noyon" (1516), infine, riebbe anche le ultime città che stavano in mano nemica. Grazie all'abilità diplomatica e all'energia militare la gravissima crisi parve superata, ma in realtà la politica della Repubblica fu da allora costretta a una condotta più cauta ed essenzialmente conservatrice. Il ritorno offensivo dei turchi le inflisse la perdita di gran parte delle isole egee, Malvasia e Nauplia["nauplia" (1537-39), e alla fine di Cipro. Anche la vittoria di Lepanto (1571) non le recò tangibili vantaggi: riuscì solo a salvare i suoi privilegi commerciali nell'Impero ottomano [1v\h4"ani00016". E se di fronte ai tentativi d'ingerenza pontificia la Repubblica seppe ancora trovare atteggiamenti di risoluta indipendenza, i momenti della grande politica erano però finiti. Stretta tra il ducato spagnolo di Milano e l'incombente minaccia degli Asburgo e dei turchi, Venezia optò per un politica di difesa: nel 1617 riuscì a sgominare gli Uscocchi che infestavano l'Adriatico; nel 1618 sventò in extremis la congiura organizzata dal Bedmar per abbattere la signoria con un colpo di mano; dalla guerra in Valtellina uscì praticamente sconfitta (Trattato di Monzon["monzon", 1626). Nel Mediterraneo ottenne qualche brillante successo (Paro, 1651; Dardanelli, 1656), ma alla fine dovette cedere anche Creta, e il suo vittorioso ritorno nel Peloponneso (1687) fu vanificato dalla Pace di Passarowitz ["passarowitz_pace_di_"(1718). Ridotta alla Dalmazia, alle isole Ionie e alle Bocche di Cattaro, impotente contro la concorrenza dei porti atlantici, francesi e persino ispano-italiani, la Repubblica si ridusse a potenza di secondo piano, avviata a una progressiva decadenza a causa della tendenza a investire i capitali nella proprietà terriera. Nemmeno l'illuminismo["illuminismo" riuscì a cambiare in qualche modo l'atmosfera stagnante della città: circoli responsabili del governo, ultraconservatori, rifiutarono ogni suggerimento di riforme. Gravata da un debito pubblico di quasi cento milioni di ducati["ducato2" verso il 1790, la Repubblica ebbe ancora uno sprazzo di effimera gloria con le imprese marinare di Giacomo Nani (1766-68) e Angelo Emo (1784-92) contro le reggenze barbaresche (Tunisi, Tripoli e Algeri), ma poi cadde quasi senza avvedersene sotto i colpi dell'offensiva napoleonica["napoleone_i". Costretta a lasciare il passo sul suo territorio alle truppe francesi e austriache durante la prima campagna d'Italia, con la rivolta popolare di Verona (1797), offrì il pretesto al Bonaparte per porre termine alla sua millenaria esistenza. Il 12 maggio 1797, su richiesta del Bonaparte, il Maggior Consiglio dichiarò dissolto lo stato e il doge Ludovico Manin["manin" lasciò il posto a una municipalità di giacobini filofrancesi; poco dopo, in base al Trattato di Campoformido, Venezia passò all'Austria con tutto il suo territorio italiano fino all'Adige, tra l'indifferenza delle potenze europee. Annessa al Regno d'Italia insieme all'Istria e alla Dalmazia (Pace di Presburgo, 1805), ritornò agli Asburgo nel 1814. Agli svantaggi della dominazione straniera si aggiunse un regime fiscale e doganale particolarmente esoso: alla notizia dell'insurrezione di Vienna Venezia insorse il 17 marzo 1848, costringendo la guarnigione austriaca (generale Zichy) ad abbandonare la città (sera del 22). Costituitosi quindi un governo provvisorio presieduto da D. Manin["manin_daniele" (23 marzo), dapprima venne proclamata la Repubblica di San Marco e successivamente (4 luglio) la formale annessione agli stati sardi. Dopo la battaglia di Custoza["custoza_battaglie_di_", il popolo insorse di nuovo (11 agosto 1848), costringendo i commissari piemontesi ad abbandonare il campo e nominando Manin presidente di un nuovo governo provvisorio. Gli austriaci assediarono la città, e invano le milizie veneziane tentarono numerose sortite. Con l'armistizio di Novara gli austriaci poterono aumentare le loro forze all'assalto della città. Dopo una serie di scontri preliminari, il 4 maggio fu attaccato il forte di Marghera, che dovette essere abbandonato dopo una resistenza di ben ventidue giorni. Gli assediati fecero saltare allora il lungo ponte ferroviario che univa la città alla terraferma, e la resistenza continuò nonostante la fame, il colera e il cannoneggiamento nemico. La resa venne solo il 24 agosto e, con la sospensione immediata delle operazioni, venne concessa l'amnistia per tutti i soldati e sottufficiali combattenti; i militari, gli ufficiali e i quaranta patrioti più in vista (tra cui Manin) dovettero lasciare Venezia. Ritornata quindi sotto il dominio austriaco, solo dopo la terza guerra d'Indipendenza, in base al Trattato di Vienna["vienna_trattati_di_" (3 ottobre 1866) e al plebiscito del successivo 22 ottobre, passò all'Italia.