Campeggio Jesolo

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Campeggio Jesolo

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Storia
L'intenso popolamento e la progressiva organizzazione e strutturazione cittadina delle isole lagunari risalgono ai Longobardi["longobardi_o_langobardi" (568), che provocarono un esodo massiccio da Aquileia["aquileia_1", Padova["padova" e altre città verso Malamocco, Rialto["rialto_2", Grado["grado", sotto la protezione dei Bizantini["bizantino". Un magistrato bizantino governò le isole con residenza prima a Eraclea["eraclea_1", poi a Malamocco: solo nel 726 appare un doge["doge" indigeno, Orso Ipato; ma sia questi sia i suoi successori rimasero alle strette dipendenze dell'esarca["esarca" fino al 751. Venezia acquistò allora una larga autonomia, ma non cessò di riconoscere la sovranità di Bisanzio e di coltivarne un vantaggioso protettorato per i viaggi di mare. Nel confronto fra l'impero carolingio["carolingi" e quello bizantino, Venezia si schierò con quest'ultimo, resistette agli attacchi franchi["franchi" (803 e 810) e alla composizione del conflitto e alla definizione dei confini tra i due imperi restò a quello d'Oriente (814). In questo periodo il centro politico di Venezia si spostò a Rialto e qui, dopo la traslazione delle reliquie di San Marco["marco" e la costruzione della basilica, ebbe anche il suo centro religioso. Nei sec. IX e X, con la crescita della città, il legame con Bisanzio si trasformò da sudditanza in alleanza. All'interno, i dogi avevano poteri quasi dittatoriali, senza per altro riuscire a trasformare in ereditaria la loro dignità elettiva e vitalizia. All'estero, i veneziani difendevano con successo, insieme ai Bizantini, la libertà della navigazione nell'Adriatico contro pirati slavi e saraceni. Tra la fine del sec. X e i primi dell'XI, la città ottenne larghi privilegi commerciali nell'impero bizantino (992) in cambio di un'alleanza militare, assicurandosi protezione e garanzie da Ottone III["ottone_iii" di Sassonia per il transito dei suoi mercanti in Italia e in Germania e imponendo, sotto la specie della difesa, il suo controllo sulla Dalmazia["dalmazia" (999). Formalmente delegato dall'imperatore bizantino, in realtà il doge agiva ormai come il capo di uno stato indipendente. Nella difesa comune contro i Normanni l'imperatore Alessio I Comneno accordò larghissimi privilegi al commercio veneziano e, in cambio, i Veneziani salvarono dai Normanni["normanni" il caposaldo bizantino di Durazzo["durazzo" (1085). Neutrale nella lotta delle investiture, Venezia prese invece parte alla prima crociata["crociata1" per non essere sopravanzata da pisani e genovesi (1100) e occupò Haifa["haifa". Ma la politica ambigua degli imperatori bizantini nei confronti dei veneziani, temuti ora come troppo potenti e perciò frenati favorendone i rivali pisani, portò a un'aperta rottura (1118). Venezia s'impegnò allora in imprese militari contro Bisanzio e, in Siria, contro i turchi, che le fruttarono la conferma e l'estensione dei privilegi del 1082 nell'impero (1126) e nuovi privilegi e colonie nel regno di Gerusalemme (Ashqelon["ashqelon", Tiro). Con le crociate aveva inizio il grande impero veneziano del Levante: basi in area bizantina (a Costantinopoli, Tessalonica["tessalonica", Corinto, isole Ionie, Creta, Cipro, ecc.) e gerosolimitana (Tiro, Haifa, Sidone, Ashqelon, Acri["san_giovanni_dacri", ecc.), nonché ad Alessandria. La gestione di questa vastissima rete d'interessi essenzialmente commerciali era tuttavia ancora affidata all'iniziativa dei privati: lo stato si limitava a proteggerli. All'interno emergeva dall'Assemblea popolare un sistema di Consigli destinati a integrare il governo dogale. Nella seconda metà del sec. XII Venezia dovette salvaguardare la sua indipendenza dall'imperialismo tedesco: favorì allora i Comuni contro il Barbarossa["federico_i", ma vide compromessa la sua egemonia sull'alto Adriatico a favore dei Bizantini. I veneziani furono perseguitati nell'impero bizantino (1071), mentre slavi e ungheresi scrollavano le posizioni veneziane sulla costa adriatica orientale e i commercianti genovesi e pisani prendevano il sopravvento sui mercati del Levante. La pace di Venezia tra il Barbarossa e papa Alessandro III["alessandro_III" (1177) attenuò molto la crisi. All'interno del governo cittadino avvenivano frattanto importanti mutamenti costituzionali: l'elezione del doge fu tolta al popolo e riservata a soli 40 elettori, scelti da un'apposita commissione; al popolo rimase il diritto di ratificarla (1172). Il doge fu affiancato da sei consiglieri (uno per ciascun sestiere della città), costituendo un consiglio ristretto (Minor Consiglio) e, con l'aggiunta di altri tre savi, la Signoria. Tutte le iniziative di questi organi supremi dovevano però essere sottoposte all'approvazione del Maggior Consiglio, emanazione dell'Assemblea popolare (soppressa poi nel 1423), organo del potere legislativo (e, col volgere del tempo, di altri poteri), nonché di altri Consigli sorti in tempi diversi, come il Senato, sviluppatosi dal primitivo gruppo di consiglieri pregati dal doge di collaborare con lui (i Pregadi) e destinato a governare infine la politica estera, la difesa e l'economia: a tenere cioè le leve di comando della politica veneziana. Con la quarta crociata Venezia poté raggiungere con i suoi traffici il Mar Nero; dopo la conquista di Bisanzio, a Venezia. toccarono le coste e le isole Ionie, il Peloponneso, le Cicladi, stabilimenti sugli Stretti, Creta e un ampio quartiere a Costantinopoli. Con il crollo dell'impero latino d'Occidente, Venezia perdette le principali posizioni e i privilegi raggiunti (tra cui l'accesso al Mar Nero), che passarono in gran parte a Genova. Ne tentò il ricupero facendo guerra a Genova e normalizzando i rapporti col restaurato impero bizantino. Nel sec. XIII, al culmine della sua fortuna, Venezia diede un'organizzazione razionale al suo impero commerciale, accentrandone il governo e inviando nelle colonie alcuni rettori["rettore" (baili), responsabili di fronte al doge. A fine secolo, Venezia stessa trasformava il suo regime in una forma vicina all'oligarchia, limitando l'accesso al Maggior Consiglio alle famiglie che già ne avevano fatto parte (Serrata del Maggior Consiglio, 1297). Per prevenire reazioni da parte popolare o da parte dogale fu istituito il Consiglio dei Dieci (1310), magistratura investita della difesa del nuovo regime. Nonostante le alterne vicende della seconda metà del sec. XIII e della prima metà del XIV, l'impero veneziano nel Levante conservava un valore commerciale immenso, coi suoi vertici in Crimea["crimea" (a Tana), in Cilicia["cilicia" (a Laiazzo), in Egitto (ad Alessandria), coi suoi scali a Costantinopoli e nelle isole del Mediterraneo orientale. A organizzare la flotta era ormai lo stato, che aggiudicava ai privati, caso per caso, il naviglio occorrente. Verso la metà del sec. XIV, e in concomitanza coi primi progressi dei turchi Ottomani["ottomano_impero_", Venezia, sentendosi minacciata sulla terraferma, intraprese una politica italiana per garantirsi contro gli Scaligeri["della_scala" di Verona con l'acquisto di Treviso (1337-38). Poi, vinta la guerra di Chioggia["chioggia_guerra_di_" (1381) contro i genovesi e scongiurata l'impetuosa avanzata di Milano, tolse all'ultimo dei Carraresi["carrara_da_" il possesso di Padova, Vicenza e Verona (1405) e conquistò il Friuli. Frattanto riprese il possesso della Dalmazia. La politica di terraferma costrinse Venezia a impegnarsi in una serie di guerre, specialmente contro Milano. Nonostante alterne fortune, tra il 1425 e il 1454 la Repubblica riuscì ad annettere Brescia, Bergamo e i rispettivi territori (1454) diventando uno dei cinque maggiori stati italiani. I domini italiani s'adattarono senza gravi turbamenti al governo veneziano, uno dei più tolleranti e illuminati d'Europa. Mentre era impegnata nella sua politica italiana, Venezia perdeva terreno in Oriente. I turchi le tolsero anzitutto Salonicco (1430) e, dopo la caduta di Costantinopoli, tra Maometto II["maometto_ii" e la Repubblica si giunse a un trattato di pace (1454), che si rivelò nei fatti una semplice tregua: il sultano riattaccò ben presto le posizioni veneziane dal Peloponneso alla Crimea, spingendo l'offensiva fino al Friuli. Contro le molte posizioni perdute, Venezia venne in possesso di Cipro.